Come posso io figlio del dolore non capire l’amore

Come posso io che vivo nella sofferenza non riconoscerne il sapore

Come posso io fatto di ossa e ferite sanguinanti non percepirne il frastuono.

Mi chiedo perché questo pungermi il cuore mi tenga sveglio, perché questo mordermi le labbra mi scuote l’anima, perché il contorcersi dello stomaco mi ricorda di essere semplicemente un debole figlio della carne e del sangue, che continuamente vede scorrere da ferite mai rimarginate.

Posso io non sentirlo svanire, posso io non vederlo allontanarsi, allora ditemi, voi saggi di vita, voi saccenti, voi che dipingete voli pindaraci su fogli vuoti di parole mai scritte, ditemi come posso io vedere sgorgare il mio dolore su fogli rossi di paura, strappati dai miei morsi.

Come posso vedere volar via anni di sogni e pensieri che in ogni attimo di tremore hanno dato vita a quel che sono: ditemi posso io non capire questo?

Figli e Padri si ritrovano di fronte alla cruda realtà di dover voltarsi per l’ultima volta e poi lasciarsi trascinare da un percorso nebbioso e nuovo, nero e spaventoso di cui non si conosce il sapore e l’odore.

Possiamo noi capirne l’arrivo?

Possiamo andare alla cieca con la vista rivolta al passato verso un nero e buio domani?

Come posso non capire.

Come potete voi sapere sempre tutto.

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